End part 1
26/03/2009
Gli ultimi due giorni sono stati dedicati interamente alla famiglia: gite fuori porta, passggiate nella natura, dialoghi sinceri con i cugini.
Prima parte della missione conclusa.
Da oggi parte una nuova consapevolezza di identità. Ho pagato il debito materiale con la mia terra; spero venga investito nel migliore dei modi come salute, educazione e necessità primarie. In cambio ho ricevuto benedizioni, baci, lacrime e abbracci.
Stavo vivendo già l’abitudine a pranzare con Hernan e ad interpretare la parte del fratello maggiore. Sono profondamente sereno e felice di questa ricerca trasformatasi in un punto di rinascita sia per me che per mia madre. Nonostante nella sua testa viva in un oceano tempestoso di pensieri, si può leggere nei suoi occhi un senso di tranquillità e serenità. Mayeli ride con le cugine; sono sollevato che possa vivere in un ambiente lontano dall’aggressività e da atmosfere pericolosamente alcoliche.
Ora che ho soffiato via la lente negativa, vedo tutto attraverso un’ottica soleggiata. Mi spiace andare via così presto. Vorrei stare molto più vicino a mio fratello, appoggiarlo, sostenerlo. Vorrei imparare ad educare mia sorella, al punto tale da poterla chiamare tale.
Sono nel punto in cui il viaggio si trasforma in nuova vita, una settimana in più e mi metterei a cercare lavoro, a produrre qualcosa. Anche per questo è giunto il momento di partire.
Vedere mio fratello che si intristisce al momento dei saluti, sentire mia madre che mi rassicura della sua accetazione e amore invitandomi a tornare col mio futuro fidanzato, mi conferma che questo incontro ha lasciato qualcosa a tutti quanti. Le nostre vite continueranno arrichite dalla presenza di un’energia familiare in più.
Gracias a todos.

Familia Lopez Echevarria




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19/03/2009

Sei 3 duemilanove
14/03/2009
1
Alba. Secondo giorno dedicato a mia madre. Torniamo in commisariato per ritirare la denuncia. Attendiamo un pó finché, senza capire beneció che stava succedendo, ci dirigiamo verso casa sua con un agente. Obiettivo, portare via tutti gli effetti personali di madre e figlia. In un attimo arrivano zia e cugino. Inizialmente si pensa che l’uomo sia uscito ubriaco, poi si sente la voce dall’interno. Bussano. Mia sorella mi trascina dietro ad un muro, non vuole che suo padre mi veda. Osservo il tutto da lontano. Mi avvicino, vorrei entrare e vedere il volto dell’ uomo ubriaco ma forse peggiorerei solo le cose. Attendo fuori. Zia e cugino portano fuori i pacchi, aiuto a spostarli. Cominciamo a correre per chiamare un taxi e andare in velocità. Nel trambusto mi trovo seduto in macchina di fianco a mia sorella e agli occhi spaventati del suo cane nero che nasconde a tratti la testa nel petto di mia zia. Mia madre torna al commissariato con mio cugino. Una volta partiti mi viene in mente che sarei dovuto andare io con lei. Il pensiero mi fa autocolpevolizzare; cerco di smorzare il tutto cercando di convincermi del contrario: mio cugino sarà parte della sua prossima famiglia e io capisco solo il 70% dei dialoghi… inoltre devo cominciare a raccogliere i soldi da dividere tra i fratelli e sopratutto voglio portare Hernan in giro per fargli un regalo.
2
Da casa di mia zia corro in lavanderia, banca, asciugatrice, 45 minuti, casa a lasciare il tutto e volo da mio fratello. In casa non c’è nessuno. Lo incontro davanti un internet point, sta facendo delle etichette per i suoi quaderni. Navighiamo un pò l’uno accanto all’altro prima di trascinarlo in centro. Gli rivelo del regalo per recuperare tutti i compleanni che mi sono perso, gli si illumina il viso. Obiettivo scarpe. Il range è abbastanza limitato: o le imitazioni da 8 € o le originali da 60€. Inizialmente si fa problemi, non vuole scroccare più di tanto, ma lo rassicuro di non farsi problemi. Tornando verso casa noto con la coda dell’occhio che ogni due passi si guarda le scarpe nuove. Sono felice. Ok, ha preso delle Nike, ma per oggi non ci penso.
Torniamo a casa, un pan c/ queso + caffè al chiosco del padre e volo a casa di mia zia. Abbraccio madre, parliamo un pò degli sviluppi. Ascolto, ringrazio mio cugino e rivolo via.
3
Salto sul carro, arrivo al terminal della Cruz del Sur, debbo prenotare il viaggio per Abancay. Prima, però, decido di fare La Chiamata. Mi rifugio in un palazzo dove ci sono solo copisterie in orario di chiusura. Chiamo. Mi risponde una voce giovane, chiedo del signor Josè Quintana, mi viene chiesto il nome e pronuncio un fiero “Moises”. Mi viene chiesto il cognome… due secondi di esitazione e dico un timido Lopez Echevarria. Sento l’emozione dall’altra parte, sospiri, mi riconosce, è felice di sentirmi. Mi dice che ha provato a cercarmi un botto di volte, con il padre, con la moglie. Tutta la sua famiglia sa della mia esistenza e lo hanno sempre sostenuto nella ricerca. Ho 2 fratelli e 3 sorelle. Domenica parte Lima, accompagna mia nonna all’aereoporto che parte per gli States.
Io e mio padre ci incontreremo lunedì pomeriggio a Lima.
Corro a prenotare il biglietto. Parto lunedì mattina. Sono incredibilmente felice, vorrei partire subito. Sono allegro. Mio padre mi ha sempre cercato. D’improvviso Huancayo mi sembra più leggera. Corro a casa a fare lo zaino, stasera prima notte in ostello. Sul letto mi fanno compagnia le foto sorridenti dei miei amici scattate dentro una cabina berlinese. Dentro ballo e rido con loro.
5 marzo 2009
11/03/2009
Alba. Primo passo importante per mia madre. Comincia la raccolta dei documenti utili alla separazione, oggi denuncia per atti di violenza famigliare. Mi confessa che grazie alla mia presenza ha trovato la forza per reagire.
Colgo l’attimo per indagare meglio sul suo passato. Quando visse l’allontanamento del secondo figlio si avvicinó alle abitudini alcoliche del compagno; fu sua sorella a farla ragionare, evitando che cadesse nella scelta piú malsana per superare la ripetizione di un trauma giá patito.
Mangiamo insieme, ridiamo insieme. La corsa per fuggire é diventata un dispiacere per partire cosí presto. Mio fratello rinnova quotidianamente l’appuntamento per pranzare insieme, mia madre sta cambiando e il rapporto con zii e cugini diventa sempre piú amorevole.
Il tempo passa e voglio cercare mio padre. Decido di partire domenica in modo tale da arrivare ad Abancay lunedí mattina.


Hernan y su padre
4 marzo / 16 febbraio
11/03/2009
Mi sento molto vicino al mio hermano, sará perché tutti dicono che ci assomigliamo abbastanza (?!), un pó probabilmente perché mi ricorda me stesso all’etá di 16 anni: la passione per il disegno, le prime esplorazioni nel mondo musicale. Incontrandolo nuovamente per il pranzo, conesso al padre che vorrei aiutarlo nella sua carriera scolastica. Vorrei potergli dare ció che ho ricevuto io.
In questa data si celebra il compleanno del mio primo Cesar. 25 anni. Come la tradizione richiede mi impegno per portare qlcs da bere e da mangiare; un gesto quasi ovvio nel mio contesto ma non tanto qui. Cn un piccolo gesto ho fatto felice piú di una persona, me stesso. La festa si é trasformata, infatti, in un momento per celebrare anche il mio compleanno insieme alla famiglia con torta e spumante.
Con mia mamma va molto meglio. Per fortuna e finalmente é arrivata la fase della comprensione e accettazione. Osservandola bene ho capito che non é molto presente. Stato comprensibile dopo tutto ció che ha passato. La rabbia e la freddezza si sono trasformate in una dolce e calda tenerezza. In cambio mi ha confessato di aver deciso di lasciare l’attuale compagno. Le offro il mio appoggio per tutte le pratiche.




yo y mi primo Cesar
Hermano Hernan
11/03/2009
3 marzo 2009
Per la prima volta sono andato a prendere mio fratello all’uscita della scuola. Ho provato alla lontana quello che sentono i fratelli maggiori. Andiamo a pranzare a casa sua dato che vuole introdurmi a suo padre, un commerciante che verso sera prepara caffè, pane con queso o con huevo davanti la sua abitazione.
Mio fratello visse fino all’età di 2 anni con padre e madre. Dopodichè, data la relazione poco serena della coppia, Hermelinda decise di cominciare a frequentare l’attuale compagno, nonchè amico del papà di Hernan. La coppia si divise e la custodia del bambino venne affidata al padre per decisione sua dato che era a conoscenza delle abitudini alcoliche dell’amico. Inoltre decise di dire al figlio che sua madre era deceduta. Soltanto qualche anno più tardi i due si incontrarono casualmente per strada.
Il padre di H. sperimentó l’abbandono da parte di entrambe i genitori in etá adolescenziale e per questo non volle ripetere il film col figlio; da tutto ció é nato un bellssimo rapporto tra i due. Le attenzioni per un gattino e il suo cane mi trasmettono un senso di serenitá e sicurezza per mio fratello.
Nel frattempo sono sempre seccato da mia madre. Alle 3 appuntamento dal sindaco. Pensavo ad una farsa e invece ne risultó un piacevole incontro: mia madre ha ricevuto l’appoggio per l’avvocato e in compenso ho visto delle foto di Milano. Per un attimo mi é venuta la lacrima e mi sono ricodato com’é la mia casa… mai mi sarei immaginato di provare certe cose nel vedere delle immagini.

Hermana Mayeli y Hermano Hernan
Mi sento un pò stronzo, a Huancayo
05/03/2009
A Huancayo:
-mangio un botto di torte
-sfido quotidianamente l’epatite A e qualunque altra forma di infezione
- rimango comunque Io di fronte a qualunque situazione
- mi sono incavolato con mia madre bio
- esigo sincerità
- oggi ho conosciuto visto mio fratello
- so come arrivare a casa con il taxi comune ma non saprei dire il nome della via o del barrio
- vado a letto presto
- mi sveglio presto
- conclusa una ricerca mi accingo ad iniziarne una nuova
- non c’è acqua corrente ma tutti quanti hanno un televisore e un lettore dvd
- mi sento straniero pur avendo gli stessi occhi, lo stesso colore della pelle, le stesse scarpe sporche di fango
- mi sono ritrovato a vivere e ad appartenere ad un nucleo disagiato ma non per questo meno felice
- mi è tornata la serie di problemi intestinali
- mangio carboidrati la sera
- molte persone non guardano negli occhi quando stringono la mano per conoscere qualcuno
- ci sono solo da una settimana ma per ora vorrei andarmene già via
2 marzo 2009
05/03/2009
Reazione ad una situazione abastanza difficile da affrontare, comprendere ed accettare.
Responsabilità caricate su spalle volenterose ma ancora troppo deboli per reggerne il peso.
Realtà da gestire con molta praticità senza tante esitazioni di comodità.
La mancanza di punti fissi ricorda la vera natura del viaggio intrapreso, non è una vacanza, ma un catapultarsi in una realtà completamente opposta alle proprie abitudini.
Una serie di lettere e frasi digitate sullo schermo trascina in gola un magone che richiama ciò che ora manca; d’improvviso tutti gli aspetti negativi salgono a galla, il livello di disperazione aumenta smorzato da una risata e l’altra. La mente riesce a trasportare nel tempo e nello spazio, per un attimo si ritorna al nucleo famigliare.
Poi si esce e si ritorna al presente; una comida veloce con alcune risatine che paiono essere indirizzate alla propria persona… e lo sono, il piacere del sorriso di una signora anziana che tiene aperta la sua bodega fino a tardi, il piccolo pane venduto a 10 cent di soles.
Forse è solo una questione di tempo. Ma sono stati impiantati dei paletti per fuggire in pochi giorni. Di tempo ne rimane poco. Di tempo, voglio che ne rimanga poco, perchè?
Ad un tratto la magia della mia origine aliena svanisce guardando la foto di un viso che presente le stesse soppraciglia. Il micro piacere nel profondo di sapere del tentativo di ricerca. Un senso silenzioso di interesse che riporta del calore nel freddo andino.
Primo
03/03/2009
1 marzo 2009
In pochi istanti faccio parte di un albero cresciuto nel mio territorio natìo. Alla fine cercavo le mie radici; astralmente e fisicamente sono nel Cusco, ma genealogicamente sono qui a Huancayo. Questa è l’aria che i miei avi respirarono.
In un attimo mi trovo circondato da un amore scaturito automaticamente senza troppe domande. In pochi secondi mi ritrovo in mezzo ai campi a sostenere mio cugino nelle prove di ballo bevendo birra alla maniera peruviana. Pochi attimi e rido con piacere abbracciato a persone che fino a qualche minuto prima erano sconosciute.
¡Primo! Vienes! Esto es mi primo ¡De Italia!
Molto probabilmente se fossi cresciuto qui mi sarei esibito anch’io in un di questi concorsi regionali; molto probabilmente sarebbe normale mangiare con le mani; molto probabilmente anch’io mi porrei domande circa l’Italia, dov’è? com’è? Ci sono gli autobus? Le galline? Il pollo allo spiedo non è quindi una specialità peruviana?
Doptutto mi sono trovato bene con i miei zii. Sono persone di cuore e allegre. Per quanto mi riguarda mi sono adattato bene in questo Primo di marzo.
tia, primo, prima Doris, prima Gaby, tio




Moises Quintana Lopez
03/03/2009
28 febbraio 2009
Questo sarebbe stato il mio vero nome.
Se mia nonna non avesse licenziato mia mamma, collaboratrice domestica, appena saputo della gravidanza realizzata con l’aiuto di suo figlio 17 enne.
Se mio padre avesse appoggiato mia madre.
Se mia mamma non fosse andata a cusco e non mi avesse affidato ad un centro per bambini, convinta di darmi una sicurezza alimentare per 8 anni prima di riprendermi sotto la sua cura.
Se gli impiegati dell’orfanotrofio non avessero impedito a mia mamma di vedermi dicendole di dimenticarsi di aver avuto un figlio; di pensare a me come morto.
Sarebbe stato questo il mio nome, ma non sarei qui a scriverlo.
Non ci sarebbe storia da raccontare
Non ci sarebbero stati incontri
Non parlerei questa lingua
Non avrei gli stessi interlocutori
Semplicemente Non avrei
Non sarei chi sono adesso
Non esisterebbe Moises Andrea Moricoli
La sera scorsa pur correndo non ho fatto in tempo ad evitare di rimanere chiuso fuori casa. Abbastanza NERO sono finito in un hospedaje con il materasso di pelle ma almeno la mattina seguente mi sono fatto una doccia calda.
Ovviamente in ritardo corro all’appuntamento. Arrivano le impiegate. Dopo una ventina di minuti decidono di andare a chiamare mia madre a casa. Nel frattempo attendo nell’ufficio del capo. Due chiacchere sulla mia storia, solite raccomandazioni di aiutare la mia famiglia. Tornano le messaggere. Ne spunta una sulla porta e comincia a sorridere guardandomi.
E’ qui. Non so come reagire. Mi chiedo ridendo se veramente fosse arrivata. Entra. All’inizio non capisce bene chi sia il ragazzo che la sta cercando. Poi capisce e mi abbraccia piangendo. Continua a chiedermi scusa, “Perdoname”, io ridendo le dico di non piangere e di stare tranquilla che ho compreso tutto quanto. Ero abbastanza lucido. Non ho ancora pensato al tipo di reazione emotiva che tutto ciò ha scaturito in me, o meglio, non so ancora descriverla, quindi mi sembra strano. Gioia, ma anche perdita di cognizione di cosa potessi provare per una persona che non conosco…
Insieme a lei c’è Mayeli, praticamente la mia sorellastra, di 6 anni. Ha il viso del padre ma gli occhi sono come i miei quando ero piccolo. Parliamo un pò velocemente prima di essere invitato a desyunar.
Prima prova. Con tutto l’amore e l’attenzione di questo mondo mia madre mi porta a mangiare al mercato. All’angolo del mercato. Fino a questo momento ho sempre evitato la comida della calle dato che vedo come sono maneggiati gli alimenti e posso immaginare l’invasione di plotoni batterici nel mio intestino. Ma questa volta era il primo pasto con mia madre. Seduta su una panchina mi vedo consegnare un brodo con dentro l’occhio della gallina. Ho cercato di adattarmi ma ho semplicemente finito il brodo lasciando la carne nel piatto offrendola mille volte a mia sorella invano…
Vengo a sapere di avere un fratello, Hernand, di 14 o 16 anni; infatti mia mamma sembra molto confusa anche sulla sua età. Mi dice che non ha mai parlato con anima viva della mia nascita, solo una zia, Berta, è a conoscenza di tutto ma vive ad Arequipa.
Torniamo verso l’ufficio del vaso de leche, mia madre deve andare verso casa per dare da mangiare alla sua pareja con la quale non ha un buon rapporto: è mezzo invalido, impossibilitato a lavorare e picchia di continuo mia madre.
Nel pomeriggio andiamo a trovare un’altra zia che abita qui vicino. Arriviamo e conosco una dei miei 5 cugini, Doris. Ovviamente al momento della presentazione c’è una sorta di indifferenza. Il desiderio di mia madre è che vada a dormire lì fino alla mia partenza ma non voglio creare disturbo e le condizioni in cui abitano sono alquanto precarie. Rifiuto cortesemente sostenendo che sarebbe uno sbatti spostare tutte le mie valigie oltre ad essere pericoloso dato che attirerei l’attenzione di tutti.
Arrivano i miei zii. Lei vende tipo delle fave tostate, Lui raccoglie i rifiuti e li ricicla in casa. Rimasi un pò scioccato a vedere entrare il camion colmo di rifiuti e assistere al lancio dei sacchi per terra con tutta la famiglia che li raccoglieva per sistemarli. Mi tolsi il maglione che avevo tenuto per l’occasione e mi improvviso ad aiutare. Uno, due sacchetti, non ce la faccio. Un sacco arriva in faccia a mia cugina, ridono tutti, lei compresa, io basito. A salvarmi dall’imbarazzo arriva mia zia che mi vuole vedere. Parte nuovamente il nastro della mia storia.
Arriva un’altra cugina, Gaby. La famiglia di mio zio è allegra, umile ma serena. Subito mi dicono di sentirmi parte di loro e di non farmi problemi per qualsiasi necessità.
La sera decidiamo di andare a cercare mio cugino che balla in un concorso di danze tradizionali, molto seguito dai giovani campesinos. Purtroppo riusciamo a trovare solo freddo e pioggia. Mi sembrano tutti appartenere allo stesso gruppo.
Ritorno a casa. Domani pranzo domenicale in famiglia.

Mamma

yo y mi hermana Mayeli

tio y tia