Figli
03/05/2009
Si vuole sempre il meglio per i propri figli. Si lotta contro gli imprevisti della natura per vedere una propria creatura nascere e una volta venuta alla luce si deisdera abbia una carriera soddisfacente, una famiglia serena, una crescita in salute e che possa ricevere il massimo che noi, in quanto genitori, possiamo tramandare.
(S)Fortunatamente molte volte si creano situazioni prolungate nel tempo in grado di annientare i rapporti. Iperprotezione, ipoprotezione, riproposizione di schemi traumatici ancora da assimilare, da metabolizzare.
Puó capitare che ci si ritrovi genitore per inconscienza, per sfiga, per caso, per qualsiasi situazione si voglia, ad ogni modo germogliano inevitabilmente dei legami viscerali per i quali vibrano delle pulsioni eterne.
Ogni azione é dettata dall’istinto di far sopravvivere il proprio sangue, ma molte volte si toglie ossigeno; si spezzano legami, si diventa eccessivamente duri, si procede per la propria strada senza tener conto del polverone alzato sui viottoli nati dal proprio percorso principale.
Non esiste alcun motivo di incolpare a morte togliendo la possibilitá di recupero. Chi supporta la crescita di una vita ripropone gli schemi con i quali é stato cresciuto a sua volta, cercando di ammorbidire o ravvivare qualche angolo.
Si fa ció che si puó.
Dall’altra parte occorre grande comprensione. Il conflitto adolescenziale si manifesta urlando i propri principi e lascia qualche eco silenzioso che va a costituire la colonna vertebrale sulla quale ci si reggerá negli eventi a venire. Giunti ad un certo punto di maturazione é probabilmente utile fermarsi e osservare dall’esterno il proprio nucleo.
Ci si stacca. Si deve essere abili a staccarsi completamente fino a non percepire piú il coinvolgimento. In questo modo non si sará piú soggetti alle azioni e ai meccanismi riproposti ciclicamente.
Solo in questo modo puó iniziare un dialogo costruttivo che porta a consolidare un rapporto sincero e aperto. Se ció non dovesse accadere si puó tentare varie volte, ma se non vi é luce é meglio riconoscere i tentativi provati col massimo delle proprie forze. Si puó arrivare fino ad un certo limite oltre il quale si mette in gioco troppa parte della propria vita che continua ad evolvere. Il rischio é di bloccarsi per vivere la vita di qualcun altro e dannarsi perché non va come si vorrebbe. Il lavoro deve essere svolto da entrambe le parti. Si aiuta a far capire i punti sui quali lavorare, si presta ascolto e allo stesso tempo si vive a pieno la propria vita.
La mancanza di dialogo crea inevitabilmente dei giochi forzati che compromettono i rapporti all’interno dell’intero nucelo.
Basta un minimo sforzo. Parlare. Ascoltare. Voler fare tutto ció.

Parte II
03/05/2009
9 Marzo 2009 – 11 marzo 2009
In questi giorni ho conosciuto finalmente mio padre e la sua famiglia. Da Huancayo sono partito per Lima; lungo il viaggio ero con la mente da mille parti, una volta entrato in cittá ho realizzato ció che stava accadendo.



Attimo in cui ho realizzato il tutto



Una volta arrivato alla stazione degli autobus ho aspettato un paio di minuti prima di vedere un gruppo di persone entrare e cercare da ogni parte. Io ero lí davanti. Riconobbi mio padre grazie alla foto che avevo trovato tramite gli amici di Carlos. Sensazioni impossibili da descrivere a parole; come se ci si aspettasse qualche strano evento e una volta che si vive diventa quasi una normalitá. Mio padre traspirava felicitá dagli occhi. Gli altri parenti anche, ma credo rimasero tutti quanti un pó delusi dall’assenza totale di tratti somatici comuni con mio padre. Tra i due genitori, riconosco una maggiore somiglianza con mia madre.
Rinizia di nuovo il tour di domande e di spiegazioni sulla mia vita, il mio percorso e quello che conosco riguardo la mia storia. Tra le tante persone c’era mia nonna, la famosa donna che, per quanto ne sapevo fino a quel momento, aveva alimentato l’allontanamento di mia madre. Questo strano sentimento mi portó a rispondere un pó a malo modo ad una domanda rivoltami:
Nonna : “E tua madre come sta? é viva? si ricorda di me?
Io: “Mia mamma sta bene grazie, vive a Huancayo e … certo che si ricorda di te! come fa a dimenticarsi dopo tutto quello che ha passato? Ad ogni modo ci tiene a far sapere che non prova piú nessun rancore nei vostri confronti, é in pace ed armonia.”
Gelo
Io: “Vabbé voi invece? come state?”
Riconosco di essere stato magari un pó fuori luogo ma erano gli unici attimi in cui avevo la possibilitá di parlare con mia nonna, il giorno dopo, infatti, sarebbe partita per andare a trovare dei suoi nipoti a Los Angeles. La incolpavo in un certo senso e chiaramente il rapporto nato da pochi minuti era abbastanza distaccato. Solo mentre la stavamo accompagnando all’aereoporto il giorno successivo realizzai che se non avesse agito in quel modo tutta la mia vita avrebbe preso una direzione totalmente diversa. In fondo devo ringraziarla di essersi comportata in quel modo nei confronti di mia madre e miei. Grazie infinite.

Familia Caceres_ Helena, tia Lourdes, tio Elias, Papá, Yo, Abuela, tio Marcos, primo y su novia embarazada

Papá José

Abuela Carmen

Per due giorni ho dormito a casa di mio zio, fratello di mio padre. Dopodiché abbiamo ripreso il viaggio da Lima verso Abancay, alla volta di conoscere altri zii e i miei frateli e sorelle.


CRISTO ILUMINA MI CAMINO

Tia Lourdes y padre

primo Kevin

tio Carlos, primo, tio Elias
Prima di partire mia zia Lourdes mi mette in guardia. Mi dice di stare attento alla famiglia di mio padre, di non fidarmi di loro perché sono pericolosi. Cerco di capire in che senso ma non riesce a dire di piú solamente “Cuidate”.
Si parte. Altro giro, altro regalo, altri incontri, altra famiglia, altri fratelli, altre sorelle, altri cugini, altro mondo.